Tag

, ,

GALLERIA  BLANCHAERT
presenta :

 “Gigi  Rigamonti. Quando la semantica diventa arte”gigi
a cura di
Arturo Schwarz

Nell’Antico Oratorio della Passione, Basilica di Sant’Ambrogio.

Inaugurazione:lunedi 27 maggio  2013  h. 19.00-22.00
Date mostra 28 maggio – 17 giugno2013
Orario: 15.00-20.00

Gigi Rigamonti

Dopo un periodo sabatico di viaggi, ricerca e meditazione, Gigi Rigamonti, da Martedì 28 Maggio, torna sulla scena artistica milanese con una personale “Gigi Rigamonti. Quando la semantica diventa arte” all’Antico Oratorio della Passione alla Basilica di Sant’Ambrogio, promossa dalla Galleria Blanchaert e curata da Arturo Schwarz.

L’artista – che dilata la propria creatività in ogni campo del vivere: dalle tele alla produzione industriale, dall’architettura d’interni a grandi installazioni pubbliche sino al ruolo di promotore culturale (si ricordi l’attività di Artandgallery a Milano) – esporrà i suoi ultimi lavori nati da un lungo soggiorno nella Grande Mela.

Come osserva Schwarz, l’artista  si  concentra su quel dualismo nascosto e al contempo evidente, come “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe, che combina l’aspetto istintivo a quello razionale. Se, da un lato la pennellata selvaggia su sfondo grigio suggerisce un gesto informale, dall’altra la riga orizzontale, che immancabilmente attraversa il “paesaggio pittorico”, stabilisce il controllo del razionale, l’aspetto geometrico dell’esistenza. E alla domanda di Schwarz sul perché combinare i due segni, l’autore ha affermato: “E’ una riflessione sul mio nome: Riga-Monti”. Da una rivelazione tanto lineare Schwarz ne ha tratto la semantica dell’arte di Rigamonti, un processo introspettivo di riconoscimento di sé nel mondo attraverso il significante che diventa arte.  Quella riga  che ‘taglia’ le opere in due è una scissione netta che si ripercuote sia nella sua opera sia nella sua vita di artista e imprenditore.

 Enigmatico, libero da costrizioni o diktat,  Rigamonti non accetta né i limiti del mercato né quelli del sistema dell’arte che, attraverso un robusto apparato teorico e conoscitivo, smonta felicemente. Scrive Manuela Gandini nel libro edito da Charta in uscita in occasione della mostra: “Il suo lavoro è composto da una pluralità di linguaggi, è complesso e al tempo stesso di immediata interpretazione. Le opere, soggette a continue evoluzioni concettuali e stilistiche, fungono da elementi di rottura, si impongono come azioni liberatorie contro le griglie del quotidiano, contro la violenza finanziaria e le ingiustizie sociali.  Raccontano della sua vita privata, e della vita sociale, economica e politica degli ultimi anni. Rivelano stati d’animo, interpretano le vicende mondiali, la crisi, il declino dei valori e gli orizzonti possibili su futuri non troppo remoti”. Le opere precedenti – fatte di impasto di tempere, di pagine di giornale, di fiori essiccati e di lacche – anticipano la decomposizione e la rinascita del quotidiano raccontate nelle tele attuali.

Accompagna la mostra un libro edito da Charta, con un’introduzione di Arturo Schwarz e un testo biografico sull’artista scritto da Manuela Gandini.